Traguardi

Traguardi:

 

Un mondo che, nonostante la crisi, marcia sempre più a energia rinnovabile. E’ quello che emerge dai dati dell’International Energy Agency (Iea). L’Agenzia, nel suo Renewable Energy Medium Term Market Report 2013, stima che al 2018 l’energia prodotta da fonti rinnovabili coprirà, a livello mondiale, un quarto della produzione di elettricità e un decimo del fabbisogno di calore (nel 2011 le rispettive percentuali erano del 20% e dell’8%). Anche i biocarburanti si ritagliano uno spazio in questo panorama: in quella data, potrebbero infatti arrivare a soddisfare il 3,9% della domanda globale di petrolio per il trasporto su strada. Già ora con l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili si coprono e superano i consumi dell’intera Cina, mentre la produzione di calore cresce ad un ritmo più lento.

Un trend in crescita
Tra il 2012 e il 2018 la generazione di energia elettrica da fonti rinnovabili crescerà a un ritmo maggiore rispetto ai 6 anni precedenti, già nel 2016, le fonti rinnovabili diventeranno la seconda fonte dopo il carbone. Tra queste, la parte del leone la fa l’energia idroelettrica, che rafforzerà il legame essenziale tra i due vettori (l’energia, infatti, ha bisogno dell’acqua e anche l’acqua avrà sempre più bisogno di energia). Anche le altre fonti stanno crescendo rapidamente, tanto che al 2018 l’8% della domanda energetica globale verrà soddisfatta da rinnovabili diverse dall’idroelettrico, come solare, eolico, bioenergie, geotermia, etc.

Nonostante quindi una domanda energetica ancora debole per via della crisi, la riduzione degli incentivi alle rinnovabili, la competizione con altre fonti energetiche (es. shale gas), la crescita delle fonti rinnovabili non accenna ad arrestarsi, anche grazie al contributo che sta arrivando e arriverà sempre più forte dai paesi non Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico).

La competitività delle rinnovabili
Gli investimenti e lo sviluppo delle rinnovabili stanno accelerando in particolare nei mercati emergenti, principalmente guidati dalla crescita della domanda, dalla necessità di diversificare le fonti di produzione e dalla preoccupazione per l’inquinamento locale. Basti pensare che nei paesi in via di sviluppo al 2035 la domanda di energia è prevista in crescita del 60% mentre è quasi ferma in quelli industrializzati (Strategia Energetica Nazionale: per un’energia più competitiva e sostenibile).
La Cina da sola rappresenta il 40% circa della crescita globale prevista. E oltre al forte sviluppo in paesi come il Brasile, Sud Africa e India, anche nel Medio Oriente, per la prima volta, si registrano sviluppi significativi. Sul lungo termine saranno comunque decisive le politiche di sostegno attivate. Infatti, mentre la produzione da impianti idroelettrici e o la geotermia sono già competitive rispetto alle fonti fossili, le altre fonti rinnovabili hanno costi, nella maggior parte dei casi, ancora superiori. Ci sono tuttavia alcune eccezioni come, ad esempio, l’eolico in Brasile, Australia, Turchia e Nuova Zelanda, che riesce già a produrre energia elettrica a costi competitivi con le altre fonti.

Ancora tanta la strada da fare. In Europa obiettivo 30% al 2030
La strada da fare comunque è ancora tanta. Prendiamo l’Europa, ad esempio. Il target fissato al 2030 prevede che un 30% dell’energia consumata dovrà provenire da fonti rinnovabili. Il traguardo è stato fissato dal Parlamento Europeo con una risoluzione non vincolante ma che delinea comunque una chiara indicazione di lavoro agli Stati membri dell’UE. Si tratta comunque di un target vincolante per l’Unione Europa complessivamente intesa ma che non prevede obblighi per i singoli Stati, diversificati in base alla situazione di ciascuno.
Attualmente (gli ultimi dati ufficiali si riferiscono al 2010 “GSE Rapporto Statistico UE 27 Settore elettrico” nell’Europa a 27 l’energia rinnovabile copre il 12,5% del fabbisogno totale (il 19,6% dell’energia elettrica, il 14,3% di riscaldamento e raffrescamento, il 4,7% dei trasporti).
La situazione migliora se si considera l’Europa a 15. Già ora, (GSE) la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili è passata in 12 anni dal 15 al 24% rispetto al totale. La crescita è stata trasversale a tutti i paesi, con il picco della Danimarca che è cresciuta dal 16 al 48% (solo Austria e Lussemburgo mostrano un trend in leggera riduzione).Questo in particolare grazie alla produzione da fonte eolica, a seguire le bioenergie e il solare.

Da dove arriva l’energia rinnovabile in Europa
In Europa, l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili proviene per il 42,9% dall’idroelettrico (era l’84% nel 2000), al secondo posto l’eolico con il 27,7%, poi le bioenergie (18,4%) e il solare 10%.
Analizzando le specificità dei singoli Paesi , si nota che in Austria e Svezia la fonte idroelettrica supera l’80%, in Irlanda e Danimarca è l’eolico che primeggia superando in entrambi i casi il 70% della produzione rinnovabile mentre in Belgio e Olanda sono le bioenergie a coprirne circa la metà. Il solare pesa per il 20% in Italia e in Germania mentre la Francia è il solo paese dove si produce da maree e moto ondoso.

Tassi di recupero in Ue: si può fare ancora molto
Secondo il rapporto “L'Italia del Riciclo", promosso da Fise-Unire (associazione di Confindustria che rappresenta le aziende del recupero rifiuti) e dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, solo per i rifiuti urbani la media del riciclo in Europa è del 42% nel 2010. Le cifre, però, variano da stato e stato e le disparità restano forti: l’Italia, per esempio, avvia effettivamente a recupero e riusa il 33% dei rifiuti che raccoglie in maniera differenziata, l’Austria il 70% (forte soprattutto nel compostaggio), il Belgio e la Germania il 62%. Molti paesi, dunque, incontreranno difficoltà a soddisfare i nuovi obiettivi imposti dall’Ue di riciclare il 50% di rifiuti domestici e simili entro il 2020, contenuti in recenti Direttive che hanno spostato l’attenzione sul recupero effettivo e non tanto sulle percentuali di differenziata. I dati dell’Eea sul la gestione dei rifiuti solidi urbani, composti principalmente da rifiuti domestici, nei 27 Stati Membri dell’UE e in Croazia, Islanda, Norvegia, Svizzera e Turchia. Cinque nazioni hanno già raggiunto questo obiettivo (Austria, Belgio, Germania, Paesi Bassi e Svizzera), ma molti altri dovranno compiere sforzi eccezionali per conseguirlo prima del termine ultimo. L’Italia è fra le sei nazioni (insieme a Irlanda, Uk, Lussemburgo, Slovenia, Svezia) che potrebbero raggiungere l’ambizioso target al 2020 mantenendo lo stesso tasso di crescita delle percentuali di riciclo dell’ultimo decennio (2001-2010).

Carta e plastica: traguardi e prospettive
In ballo, è bene ricordarlo, non ci sono solo benefici economici. Secondo uno studio di Plastics Recyclers Europe, l’associazione europea che riunisce le aziende che riciclano materie plastiche post-consumo, se in Europa entro il 2020 si arrivasse al 62% di riciclo, si creerebbero 360 mila posti di lavoro e, contemporaneamente, si toglierebbero dalle discariche circa 24 milioni di tonnellate di rifiuti plastici. Togliendo anche dall’aria ben 26 milioni di tonnellate di CO2. Uno scenario molto positivo, visto che al momento si è fermi al 24% (nel 2012, infatti, la produzione di rifiuti plastici è stata di oltre 25 milioni di tonnellate di cui solo 6,3 milioni, in parte esportati). Per quanto riguarda la carta, in Europa nel 2012 il tasso di riciclo ha raggiunto il 71,7% di quanto raccolto. Un livello tutto sommato buono, ma è comunque ancora l’equivalente di circa un quarto del consumo totale di prodotti cartacei. Secondo l’Eea, se si arrivasse al 90% di riciclo di carta, si potrebbe soddisfare oltre un terzo della domanda di carta in Ue, riducendo la richiesta di nuove risorse e raggiungendo vantaggi ambientali significativi.